È il nemico numero uno della salute della bocca e, subdola e invisibile, può minare l'integrità dei denti e metterne addirittura a rischio la tenuta.
Si tratta della placca, una patina trasparente formata per il 90% dai batteri che vivono normalmente in bocca (la flora orale) e per il 10% da sostanze derivanti dall'alimentazione (zuccheri, carboidrati, lipidi, per esempio) e da sali minerali come il calcio e il fosforo.
Inizialmente la placca è una sottile pellicola completamente asettica ma, dopo un'ora dalla sua formazione, diventa una sorta di reticolo pieno di batteri orali. Questi, con la complicità dei residui alimentari e in modo particolare degli zuccheri, aumentano vistosamente di numero (basti pensare che un milligrammo di placca può contenere dai 200ai 500 milioni di batteri) e il tutto altera l'equilibrio normalmente esistente tra le varie specie che compongono la flora orale. Si tratta di 80 varietà di microrganismi che normalmente convivono pacificamente e senza creare danni a chi li ospita ma che, organizzatisi nella placca, diventano decisamente temibili per la salute di denti e gengive, prendendo il sopravvento le specie più aggressive come per esempio lo streptococco mutans o i lactobacilli, responsabili per primi dei danni a carico di denti e gengive. Diventati più potenti, iniziano inoltre a produrre una sorta di colla adesiva che permette loro di aderire saldamente ai denti e dal loro metabolismo iniziano a liberarsi acidi corrosivi e enzimi in grado di intaccare lo smalto e di provocare la carie. Stando ai dati scientifici, se il legame della placca con la superficie dentale non viene interrotto, le prime lesioni cariose possono manifestarsi già nel giro di 4 settimane.
Ma i danni non si fermano qui: lasciata indisturbata, dopo 5 giorni la placca inizia a calcificarsi e a sedimentarsi sotto forma di tartaro, una sorta di cemento duro che si accumula alla base dei denti e che si insinua addirittura al di sotto delle gengive.
Queste possono perciò infiammarsi e, diventate rosse e gonfie, cominciano a sanguinare, soprattutto durante lo spazzolamento, segno evidente di gengivite. La marcia di conquista del tartaro è però inarrestabile e con il tempo questo cemento può andare a minare la struttura del dente provocando una parodontite, meglio nota come piorrea. Infatti il parodonto, ovvero la struttura che sostiene il dente, è la parte che corre i maggiori pericoli.
Le gengive si ritraggono lentamente e si formano tasche parodontali, ovvero delle sorte di marsupi, compresi tra il dente e la gengiva, che danno modo alla placca di penetrare ancor più in profondità. Via via che questa lavora, la tasca diventa sempre più profonda e l'infiammazione dilaga a tal punto da far sì che il dente perda lentamente il suo sostegno, diventi mobile e infine cada.
Difendersi da tutti questi rischi è però possibile: i batteri responsabili della carie e delle gengiviti hanno bisogno di tempo per organizzarsi nella placca e, senza il nutrimento offerto loro dai residui alimentari rimangono allo scoperto. E sempre il tempo gioca a favore della formazione del tartaro: proprio su queste conoscenze si basa perciò la controffensiva. Non solo, visto che solo alcune specie di batteri sono responsabili dell'azione corrosiva sui denti, è possibile effettuare una difesa mirata soprattutto nei loro confronti e spiazzarli prima che possano diventare aggressivi: i collutori antibatterici hanno proprio questa prerogativa perché interferiscono con i processi di adesione dei batteri cariogeni sulla superficie dei denti, impedendo "relazioni" decisamente troppo prolungate e pericolose.
(Tratto dal sito: www.dental-smile.it)