L'alitosi è un disturbo noto e descritto da molto tempo e indicazioni per combatterla abbondano nella medicina antica suggerendo metodi, e potenziali soluzioni spesso fantasiose.
Oggi l'alitosi acquista sempre maggior importanza poiché è in grado di alterare o turbare le relazioni interpersonali in una società altamente igienizzata e nei cui schemi mentali un cattivo odore è associato a inidonea cura di se stessi e a una condizione di cattiva salute. In più l'alitosi emerge oggi come un campo di interesse scientifico alla cui interpretazione e soluzione sono chiamati, la biochimica, la batteriologia, le neuroscienze, la farmacologia, la psicologia. Milioni di persone sono affette da questo disturbo che colpisce entrambi i sessi, tutte le età e democraticamente anche tutti i ceti sociali.
L'anedottica privata di situazioni difficili è ricca: si và dal suicidio per alitosi irrisolte, a matrimoni e carriere fallite per la barriera sgradevole emessa da bocche "cattive", ad attori celeberrimi ossessionati dal problema al momento del bacio di scena e capaci di ricorrere ad ogni mezzo possibile per ottenere almeno effetti mascheranti di un alito sgradevole.
Le cause fondamentali della maggior parte delle alitosi sono ben note. Si sa, da indagini cliniche e strumentali, che il 90% delle alitosi originano dal cavo orale e sono come altri cattivi odori corporali di superfici il risultato del metabolismo batterico.
Il cavo orale ospita un grandissimo numero di microrganismi che sono in grado di utilizzare proteine reperibili dall'apporto alimentare, dalla desquamazione cellulare o dal trasporto per mezzo dei fluidi organici fisiologici o non.
Il risultato putrefattivo comporta la produzione di idrogeno solforato, presente anche nelle uova marce, metilmercaptano e scatolo, presenti anche nelle feci, indolo, d'odore marcio, cadaverina e putrescina, presenti nella carne avariata, e acido isovalerico, di perfido odore di sudore. Non sorprende perciò che l'alito umano possa talora essere molto disturbante a distanza intima, a distanza sociale e talora perfino a distanza ambientale.
Ricerche recentissime hanno evidenziato nel cavo orale moltissimi nuovi ceppi di microrganismi mediante tecniche di individuazione che ricorrono alla biologia molecolare capace di evitare le limitanti metodiche di coltivazione e di classificazione morfologica. Ciò ha permesso di individuare in soggetti alitosici ceppi specifici, ma anche ceppi batterici particolari in soggetti non alitosici.
La lingua è la sede più frequente di alitosi poiché i microrganismi propri della bocca e propri dell'individuale sistema ecologico di ognuno utilizzano i molti residui di esfoliazione cellulare commista a liquidi di sgocciolamento (dripping) post nasale non adeguatamente rimossi dal flusso salivare.
Altra causa d'alitosi orale può essere legata a cattiva igiene orale, infiammazione gengivale, riabilitazioni protesiche incongrue e non adeguatamente pulite e/o igienizzate, terapie conservative inappropriate, e le bocche asciutte come può avvenire nei respiratori orali, in condizioni di digiuno o dieta inappropriata, in condizioni di stress, o dopo aver parlato a lungo ed ancora a causa di centinaia di farmaci in grado di alterare come effetto collaterale il fusso salivare.
Alcune forme di alitosi sono associate a malattia parodontale. In questi casi l'idrogeno solforato e metilmercaptano prodotti non soltanto da batteri parodontopatici, ma anche da quelli orali lontani dal sito parodontale, sono in grado non solo di cattivo odore ma anche di causare danno cellulare e connettivale e perciò divenire anche in parte causa di malattia parodontale.
Da quanto sopra sembra che il ruolo del dentista e/o igienista sia molto importante nell'individuazione di questo disturbo sociale. A lui spetta il compito di primo intervento e di diagnostica differenziale. Deve cioè essere in grado di isolare le alitosi extra orali di interesse ORL, gastroenterologico, pneumologico o internistico ed essere di supporto nei casi di pseudoalitosi che ritrovano nelle turbe psichiche motivo di percezione di un'alitosi inesistente o di grado non disturbante i rapporti sociali.
(Dr. Carlo Bruscagin)